
E Kappa si sentì leggero.
Scivolante su uno sciovolo di ricordi. Liquido in un mare di presente.
Un mare blu di tende dove i bambini giocano posticipando di qualche anno la consapevolezza della tragedia.
Qualcuno racconta loro, e non solo a loro, favole.
"Le favole servono per far capire ai bambini, da subito, quanto è cattivo il mondo" ripeteva Kappa ad un se stesso che faceva fatica a riconoscere.
Non riusciva a lamentarsi Kappa. Vagava tra l'incoscienza e la consapevolezza, tra l'attrazione e la repulsione, tra la maturità e l'infantilismo.
Il suo cuore era stracolmo di amara felicità.
L'anima in continuo vibrare.
La mente pagliaccesca.
Frivolo e pesante.
Un continuo "si" era Kappa.
Cialtrone e concludente.
Falsario e violento.
Kappa rotolò veloce contro se stesso e, senza dire una parola, sparì.

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