sabato 9 maggio 2009

Cap. IV "Un acrobata garantito"


Si ritrovò Kappa nel silenzio. Solo una musica lontana sbatteva con forza contro i muri di palazzi vuoti, senza pensieri, senza odori, senza sorrisi, senza sospiri.
Aveva garantito un pensiero leggero che gli scaldava lo stomaco e il cuore, ma con l'incertezza di un acrobata del quale il pubblico aspetta solo la caduta e il brivido di un gesto avventato, spettacolare, definitivo.
Dondolava Kappa nel vento di un'estate quasi arrivata. Come una iena, scrutava il vuoto e provava a riempirlo di significati meno dolorosi.
Lentamente urlava ad un amico tutta la sua passione. Lentamente sorrideva in modo adolescenziale e nel ventre note di pianoforte rischiaravano pensieri nei cieli più scuri e in tempi più lenti.
Respiri più profondi cercava Kappa. Tremori meno frequenti. Voleva fermarsi per non saziarsi, non voleva soddisfarsi, non voleva non bruciare.
Senza dire niente a nessuno pianse lacrime vere. Senza dire niente a nessuno colmò quel grande spazio che aveva a disposizione.

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