martedì 5 maggio 2009

Cap. III "Kappa in dubbia mente"


Forse Kappa non era pronto. Forse non era il momento. Dentro le caverne, nei corridoi del pensiero la rabbia e l'incoscienza facevano strazio. Forse non era il momento.
Forse bisognava ancora aspettare l'incontro con quei fantasmi remoti che Kappa, stanco ma seminuovo, aspettava e aspettava da almeno 3032 anni. Forse i gruppi, l'agglomerato umano e subumano fragile e nomade non poteva ricevere più di quanto nel corso di una vita avesse già ricevuto.
Forse nelle lente passeggiate delle suore, nello sguardo perso di pastori senza gregge, nel non volere troppo gioco dei bambini, nelle file dei non affamati, lì la verità era palpabile, ma difficile da portare alla luce.
Forse nella tensione di uno, due, mille viaggi la risposta a quel muoversi pur restando seduti.
Forse Kappa, senza lacrime, avrebbe ascoltato l'inascoltabile, visto l'invisibile, toccato l'intoccabile, se solo non avesse sentito i suoi piedi come marmo invaso da formiche.
Forse Kappa aveva troppi "forse" come vuoti pretesti all'immobilità.
Forse Kappa era rosso di vergogna. Forse era la vergogna del passato.
Forse Kappa pesava troppo ancora.
Forse Kappa pesava troppo.
Forse Kappa pesava.
Forse Kappa.
Forse.

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