
Fu la vera prima sensazione di profondità. Ogni odore era intenso, ogni malessere rifletteva un benessere che, tuffandosi nello stomaco, ampliava la sensibilità. Kappa respirava affondo e le narici richiedevano assaggi di ebbrezza. I fiori, l’erba e le nuvole non avevano pietà di lui. “Necessità di non necessità” tuonò dopo mille secoli Kappa. Parlò di nuovo, immerso in quel deserto di stimoli.
Guardò lontano, all’orizzonte. Una schiera di donne con tutù neri zampillavano di allegria lungo quella linea lontana dove tramontano le energie di tutti.
Kappa cercò di orientarsi, ma fu un tentativo vano. Tremava e gli organi, tutti gli organi, rimanevano rivolti ad occidente.
Cercava una via, ma vedeva solo mille strade partire intorno a lui.
Poi un cartello gli si presentò davanti agli occhi, già troppo esposti a stimoli indigesti: “Sub occasu solis”.
In quel momento maledì ogni definizione. Girò le spalle alla certezza e promise a se stesso di incominciare a muoversi il prima possibile.
Intorno tutto era in attesa. Dentro tutto era sospeso.

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